Editoriale

Carissimi Lettrici e Lettori,

lo spunto per questo numero monotematico ci è stato fornito dalle parole di Papa Francesco
“I profughi ogni giorno fuggono dalla fame e dalla guerra, alla ricerca di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie”. Abbiamo quindi cercato di fotografare le peculiarità della patologia gastrointestinale negli scenari di guerra e sotto-sviluppo, certi che la fotografia oggettiva, con gli occhi di quanti fattivamente si occupano di tali aspetti, possa contribuire a rendere più oggettivo il dibattito a cui quotidianamente assistiamo. Elena Banci riporta che nel mondo sono 52 milioni i bambini di età inferiore ai 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta e che la maggior parte di essi si concentra in Asia del Sud e in Africa sub-Sahariana. Elena Banci e Piergiorgio Gamba sottolineano che nel 2015,lo studio “Global Burden of Disease” evidenziava che la malnutrizione rappresenta ancora la principale causa di morte nei bambini sotto i 5 anni. Le anomalie congenite, rappresentano la quinta causa di morte in tale fascia d’età e pertanto, i bambini nati con anomalie congenite nei paesi del terzo mondo si trovano in una doppia situazione di svantaggio determinata dalla condizione di malnutrizione e della scarsa accessibilità ai servizi di chirurgia pediatrica. La chirurgia digestiva. non solo risulta scarsamente accessibile in tali scenari, ma anche gravata dalla più elevata mortalità peri-operatoria rispetto ad altri approcci chirurgici, come sottolineato da Federico Bozzetti.Le malformazioni gastrointestinali, ma anche l’ingestione accidentale di caustici, possono richiedere il posizionamento di accessi gastrostomici. A questo proposito Piergiorgio Gamba sottolinea che la piaga più disarmante da “combattere” nei Paesi in via di sviluppo, rimane la totale carenza di alimenti per la nutrizione enterale: perché se è vero che un neonato o un lattante può essere alimentato quasi totalmente con il latte, in età scolare quale può essere il nutrimento più adatto per la crescita da somministrare attraverso la gastrostomia in un Paese a risorse limitate? Riso? Tapioca? Oppure?….Mirella Elia cerca di rispondere a tali quesiti, fornendo una serie di suggerimenti che possano favorire l’utilizzo di prodotti locali. Spesso infatti il bambino e la famiglia sono legati alle loro tradizioni alimentari e la valorizzazione di esse consente la difesa della diversità culturale, un imperativo etico, inseparabile dal rispetto per la dignità umana, come indicato dall’UNESCU. Prosegue Teresa Capriati che ci fornisce un report sulle potenzialità della Spirulina (microalga o macro-possibilità!), una micro alga blu-verde che, dal punto di vista nutrizionale, è una fonte alimentare ricca di macro e micronutrienti.
I due contributi finali di Paolo Lionetti e Martina Vallorani prendono spunto da alcune caratteristiche specifiche delle società meno avanzate, utili alla comprensione dei meccanismi fisiopatologici di alcune patologie gastrointestinali ad elevata frequenza nelle società più evolute quali le patologie su base infiammatoria, le patologie autoimmuni, l’intolleranza al lattosio e la celiachia.
Il 7 giugno 2014, ventuno minuti dopo le cinque del pomeriggio, Massimo Sestini inquadrava l’esatta verticale di un barcone e delle sue centinaia di volti. Tutti con lo sguardo rivolto verso l’alto e circondati dal mare. Cinque anni,dopo lo stesso Sestini con l’aiuto della National Geographic rintracciava tutti i protagonisti di tale fotografia storica,ricostruendo le tappe successive al loro sbarco sulla terraferma. In questo numero monotematico, con il contributo di tutti gli Autori, abbiamo cercato di effettuare idealmente un percorso a ritroso, descrivendo la complessa realtà dei Paesi di origine di quelle centinaia di volti rivolti verso la macchina fotografica di Massimo Sestini.

Vi auguro una buona lettura!

Antonella Diamanti